Le produzioni tipiche

Rhododendron
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 Le origini

     Il Rhododendron è un’essenza di antichissima origine, dato che ne sono stati ritrovati reperti fossili risalenti a 50 milioni di anni fa, sia in Europa che in Nord America.

Rhododendron
Rhododendron

     La prima citazione in epoca storica è del naturalista romano Plinio, riferita al Rh. ferrugineum delle Alpi. Fu naturalmente Linneo a descriverlo e classificarlo pur conoscendo, nel 1753, solamente nove specie. Pare che la prima specie coltivata in Gran Bretagna fosse il Rh. hirsutum, indigeno nelle Alpi orientali, seguito da quattro specie nord americane, introdotte tra il 1650 e il 1750.
     Dal 1750 al 1850 furono introdotte anche le prime, poche, specie asiatiche. Fu invece a partire dal 1850 che, grazie ad alcuni eccezionali naturalisti, definiti in inglese cacciatori di piante, che si dedicarono a ricerche sistematiche in vastissime zone dell’Asia, ebbe inizio l’invasione delle specie asiatiche.
     E’ doveroso citare almeno i nomi di questi cacciatori di piante, che molte volte rischiarono anche la vita nelle loro avventure: Sir Joseph Hooker, Robert Fortune, E.H. Wilson, George Forrest, Reginald Farrer e molti altri.
     Da quegli anni l’ibridazione ebbe uno sviluppo impressionante, che non si è ancora arrestato.
     Naturalmente il maggior numero di ibridi ebbe origine in Gran Bretagna. Attualmente i maggiori ibridatori sono nord Americani, seguiti dagli Australiani. L’area geografica dove si trovano i Rhododendron spontanei è molto vasta: parte dalle Alpi, in Europa, passando per il Caucaso, con una puntata verso l’Artico, per finire in Giappone e ricomparire nel Nord America.

La massima concentrazione di specie, circa 300, si trova nella regione dell’Himalaya, Nord-Birmania, Tibet e Cina. Circa 200 specie, con caratteri molto particolari, si trovano in Nuova Guinea e Celebes. Questi Rhododendron si sono adattati al clima tropicale e alcuni sono perfino epifiti. Non esistono Rhododendron spontanei in Africa e Sud-America.
     La descrizione e definizione delle specie di Rhododendron è sempre abbastanza approssimativa, dato il loro enorme numero e le altrettanto vaste zone geografiche di diffusione, con evidenti slittamenti di una specie nell’altra, con una serie di caratteri che si modificano in modo quasi impercettibile.
     Esiste tuttavia una netta e precisa divisione delle specie, a livello fenotipico molto evidente, in due gruppi, a seconda che la pagina inferiore della foglia sia glabra (ELEPIDOTI) oppure più o meno rivestita di squame o piccole scaglie (LEPIDOTI). La divisione è netta anche a livello di genotipo in quanto non è possibile ibridare una specie lepidote con una elepidote.
     L'attrattività del Rhododendron è costituita non solo dalla bellezza dei fiori e del fogliame persistente, ma anche dalle innumerevoli varietà. Vi sono specie alpine alte pochi centimetri, in contrasto con enormi alberi; le foglie possono essere minuscole o lunghe quasi un metro; la forma del fiore è molto varia e i colori hanno tutte le possibili sfumature. Delle ottocento specie conosciute, almeno un centinaio vengono coltivate sul Lago Maggiore. Tra queste ricordiamo: "brigitte", "dopey" e "seta".

 

I consigli per la cura

     Il Rhododendron prospera ove il terreno è acido e il clima temperato e umido. Le sue esigenze sono un tipico terreno da sottobosco, ben drenato, di struttura grossolana. È essenziale dare un perfetto rifornimento idrico per i primi dodici mesi. Il trapianto è facilitato da una massa capillare di radici che deve essere imbevuta di acqua sino ad assorbimento completo prima che il Rhododendron sia messo a dimora.

 

 

 

 


 

Servizio a cura dell'Assessorato all'Agricoltura
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